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	<title>coordinamento lotta per il lavoro</title>
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		<title>Vi Appettiamo Sabato 16 Dicembre 2023 Spaghettata Terra e Libertà di Torretta Antonacci!!</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 19:53:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disoccupatiorganizzati.org/final/wp-content/uploads/2023/12/sugo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5766" alt="sugo" src="http://www.disoccupatiorganizzati.org/final/wp-content/uploads/2023/12/sugo.jpg" width="1170" height="2078" /></a>S</p>
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		<title>PROCESSO AL MOVIMENTO DI LOTTA DI NAPOLI E PROVINCIA VERTEZA EX BROS</title>
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		<pubDate>Wed, 17 May 2023 17:21:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[COMUNICATI STAMPA]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>

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		<description><![CDATA[Schizzi – reiterati – di fango da restituire al mittente. Da mesi si trascina – stancamente &#8211; presso il Tribunale di Napoli il secondo procedimento giudiziario in cui le lotte e, le mobilitazioni e i processi organizzativi dei disoccupati napoletani sono vivisezionati e accomunati ad una presunta “Associazione a Delinquere” con il relativo corollario di “estorsione” ed altri accostamenti di “tipo criminale”. In queste settimane si sono conclusi gli interrogatori degli accusati, sono state ascoltate le parti e i vari testimoni richiesti sia dalla Procura e sia dal collegio di difesa. Per il prossimo 12 settembre sono previste le richieste di pena in relazione ai reati ascritti agli accusati. Siamo – dunque – ad un passaggio giudiziario importante di una Inchiesta che, ancora una volta, intendiamo demistificare pubblicamente ricostruendo le vere motivazioni che sottendono a questa che – possiamo affermarlo con tranquillità – si è sempre configurata come una autentica provocazione giudiziaria ed intimidatoria contro le lotte e ogni possibilità di organizzazione collettiva. Più specificatamente, la Procura della Repubblica partenopea, ha messo sotto accusa l’esperienza del Coordinamento di Lotta per il Lavoro (e di altri aggregati di disoccupati organizzati) che hanno animato il ciclo di mobilitazione che per circa 20 anni ha attraversato l’area metropolitana napoletana. Un ciclo che, da qualche anno, ha conquistato il diritto al lavoro ad alcune migliaia di disoccupati nel comparto della “Manutenzione Stradale della Campania”. Una esperienza di lotte, di contenuti politici, sociali e di emancipazione collettiva che continua – per quanto riguarda la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori di questo comparto – nell’impegno con l’Unione Sindacale di Base. L’attuale procedimento giudiziario – nato nel 2013 e condotto dal Pubblico Ministero Raffaele Tufano – è sostanzialmente una “fotocopia aggiornata” di una inchiesta simile che già nel 2003 (allora i PM erano Federico Cafiero De Raho e Alessandro Milita) aveva tentato di equiparare le lotte dei senza lavoro ad una pratica criminale. Infatti – sia nel 2003 e sia nel 2013 – la Procura della Repubblica (maneggiando artatamente e stravolgendo relazioni DIGOS, articoli di stampa, dichiarazioni di esponenti politici ed istituzionali) ha provato a confezionare una incredibile ipotesi accusatoria fondata su articoli del Codice Penale che – abitualmente – vengono adoperati per le inchieste contro la Camorra. Una modalità astuta ed infamante che &#8211; in un contesto territoriale e sociale come quello di Napoli e della Campania dove esiste una presenza strutturale della “criminalità organizzata” – è palesemente offensiva, non solo per chi riceve questo tipo di accusa, ma per il complesso delle ragioni sociali e programmatiche che le lotte dei disoccupati organizzati esprimono, pur in contesti storici e temporali diversi, da oltre 50 anni. Non è un caso la Procura della Repubblica (a dieci anni di distanza e con responsabili degli uffici giudiziari diversi) ha tentato, per ben due volte, di allestire questa montatura. Siamo convinti che l’obiettivo – esplicito e prioritario – di tali inchieste non è la mera repressione contro le lotte. Nel corso di circa 20 anni la polizia, i carabinieri e il Tribunale hanno rotto la testa, manganellato, arrestato, commutate pene detentive, sanzioni amministrative e denunciato centinaia e centinaia di disoccupate e disoccupati. Sono stati elargiti anni di carcere, arresti domiciliari e ogni tipo di persecuzione penale. Alcuni compagni hanno il primato, poco confortante, di essere tra gli attivisti sociali che hanno “collezionato” il maggior numero di denunce e procedimenti giudiziari in Italia. Insomma se c’è un fattore materiale che non è mai mancato nello scenario sociale napoletano è stata la presenza costante della repressione ad opera dei diversi apparati dello Stato. Tale costante però non è bastata agli strateghi della mistificazione e della criminalizzazione del conflitto politico e sociale. Per queste “teste d’uovo” occorreva ed occorre un atto, un sigillo e, meglio ancora, una formale Inchiesta Giudiziaria che sancisca – per oggi e soprattutto per domani – che chiunque si organizza per rivendicare un diritto è, automaticamente, un “criminale” e un “camorrista” da combattere a priori. Si vuole ad ogni costo cancellare la memoria delle lotte, si vogliono opacizzare e distorcere i contenuti sociali e si vuole spezzare quel “filo rosso” che – nel corso dei decenni – nell’area napoletana ha consentito a migliaia e migliaia di senza lavoro, di precari e di senza niente di organizzarsi e rivendicare tutt’insieme diritti, lavoro e dignità. Diventa, quindi, politicamente importante continuare a monitorare il “percorso giudiziario” di questi processi che tentano di imporre un&#38;#39;altra verità, un&#38;#39;altra narrazione ed un “senso comune” falso e depistante. Del resto – anche recentemente verso i disoccupati organizzati che attualmente sono impegnati in una Vertenza (il Movimento 7 Novembre e il Cantiere 167) la Procura ha tentato di imbastire una Inchiesta che riflette le due che abbiamo illustrato ma – da quel che conosciamo – sembra che il procedimento sia caduto e i compagni interessati sono stati prosciolti. E’ evidente – allora – che non lasceremo procedere, sotto silenzio, queste Inchieste ma, già dal prossimo Settembre in occasione della ripresa del Processo, organizzeremo un momento pubblico di denuncia, di approfondimento e di discussione su questa scoperta involuzione antidemocratica del diritto e delle relazioni sociali e sindacali nel nostro territorio. Napoli, 17/5/2023]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Schizzi – reiterati – di fango da restituire al mittente.</p>
<p style="text-align: left;">Da mesi si trascina – stancamente &#8211; presso il Tribunale di Napoli il secondo procedimento giudiziario in cui<br />
le lotte e, le mobilitazioni e i processi organizzativi dei disoccupati napoletani sono vivisezionati e<br />
accomunati ad una presunta “Associazione a Delinquere” con il relativo corollario di “estorsione” ed altri<br />
accostamenti di “tipo criminale”.<br />
In queste settimane si sono conclusi gli interrogatori degli accusati, sono state ascoltate le parti e i vari<br />
testimoni richiesti sia dalla Procura e sia dal collegio di difesa.<br />
Per il prossimo 12 settembre sono previste le richieste di pena in relazione ai reati ascritti agli accusati.<br />
Siamo – dunque – ad un passaggio giudiziario importante di una Inchiesta che, ancora una volta,<br />
intendiamo demistificare pubblicamente ricostruendo le vere motivazioni che sottendono a questa che<br />
– possiamo affermarlo con tranquillità – si è sempre configurata come una autentica provocazione<br />
giudiziaria ed intimidatoria contro le lotte e ogni possibilità di organizzazione collettiva.<br />
Più specificatamente, la Procura della Repubblica partenopea, ha messo sotto accusa l’esperienza del<br />
Coordinamento di Lotta per il Lavoro (e di altri aggregati di disoccupati organizzati) che hanno animato il<br />
ciclo di mobilitazione che per circa 20 anni ha attraversato l’area metropolitana napoletana.<br />
Un ciclo che, da qualche anno, ha conquistato il diritto al lavoro ad alcune migliaia di disoccupati nel<br />
comparto della “Manutenzione Stradale della Campania”. Una esperienza di lotte, di contenuti politici,<br />
sociali e di emancipazione collettiva che continua – per quanto riguarda la maggioranza delle lavoratrici<br />
e dei lavoratori di questo comparto – nell’impegno con l’Unione Sindacale di Base.<br />
L’attuale procedimento giudiziario – nato nel 2013 e condotto dal Pubblico Ministero Raffaele Tufano –<br />
è sostanzialmente una “fotocopia aggiornata” di una inchiesta simile che già nel 2003 (allora i PM erano<br />
Federico Cafiero De Raho e Alessandro Milita) aveva tentato di equiparare le lotte dei senza lavoro ad<br />
una pratica criminale.<br />
Infatti – sia nel 2003 e sia nel 2013 – la Procura della Repubblica (maneggiando artatamente e<br />
stravolgendo relazioni DIGOS, articoli di stampa, dichiarazioni di esponenti politici ed istituzionali) ha<br />
provato a confezionare una incredibile ipotesi accusatoria fondata su articoli del Codice Penale che –<br />
abitualmente – vengono adoperati per le inchieste contro la Camorra.<br />
Una modalità astuta ed infamante che &#8211; in un contesto territoriale e sociale come quello di Napoli e della<br />
Campania dove esiste una presenza strutturale della “criminalità organizzata” – è palesemente<br />
offensiva, non solo per chi riceve questo tipo di accusa, ma per il complesso delle ragioni sociali e<br />
programmatiche che le lotte dei disoccupati organizzati esprimono, pur in contesti storici e temporali<br />
diversi, da oltre 50 anni.<br />
Non è un caso la Procura della Repubblica (a dieci anni di distanza e con responsabili degli uffici giudiziari<br />
diversi) ha tentato, per ben due volte, di allestire questa montatura.<br />
Siamo convinti che l’obiettivo – esplicito e prioritario – di tali inchieste non è la mera repressione contro<br />
le lotte.<br />
Nel corso di circa 20 anni la polizia, i carabinieri e il Tribunale hanno rotto la testa, manganellato,<br />
arrestato, commutate pene detentive, sanzioni amministrative e denunciato centinaia e centinaia di<br />
disoccupate e disoccupati. Sono stati elargiti anni di carcere, arresti domiciliari e ogni tipo di</p>
<p style="text-align: left;">persecuzione penale. Alcuni compagni hanno il primato, poco confortante, di essere tra gli attivisti<br />
sociali che hanno “collezionato” il maggior numero di denunce e procedimenti giudiziari in Italia.<br />
Insomma se c’è un fattore materiale che non è mai mancato nello scenario sociale napoletano è stata la<br />
presenza costante della repressione ad opera dei diversi apparati dello Stato.<br />
Tale costante però non è bastata agli strateghi della mistificazione e della criminalizzazione del conflitto<br />
politico e sociale.<br />
Per queste “teste d’uovo” occorreva ed occorre un atto, un sigillo e, meglio ancora, una formale<br />
Inchiesta Giudiziaria che sancisca – per oggi e soprattutto per domani – che chiunque si organizza per<br />
rivendicare un diritto è, automaticamente, un “criminale” e un “camorrista” da combattere a priori.<br />
Si vuole ad ogni costo cancellare la memoria delle lotte, si vogliono opacizzare e distorcere i contenuti<br />
sociali e si vuole spezzare quel “filo rosso” che – nel corso dei decenni – nell’area napoletana ha<br />
consentito a migliaia e migliaia di senza lavoro, di precari e di senza niente di organizzarsi e rivendicare<br />
tutt’insieme diritti, lavoro e dignità.<br />
Diventa, quindi, politicamente importante continuare a monitorare il “percorso giudiziario” di questi<br />
processi che tentano di imporre un&amp;#39;altra verità, un&amp;#39;altra narrazione ed un “senso comune” falso e<br />
depistante.<br />
Del resto – anche recentemente verso i disoccupati organizzati che attualmente sono impegnati in una<br />
Vertenza (il Movimento 7 Novembre e il Cantiere 167) la Procura ha tentato di imbastire una Inchiesta<br />
che riflette le due che abbiamo illustrato ma – da quel che conosciamo – sembra che il procedimento sia<br />
caduto e i compagni interessati sono stati prosciolti.<br />
E’ evidente – allora – che non lasceremo procedere, sotto silenzio, queste Inchieste ma, già dal prossimo<br />
Settembre in occasione della ripresa del Processo, organizzeremo un momento pubblico di denuncia, di<br />
approfondimento e di discussione su questa scoperta involuzione antidemocratica del diritto e delle<br />
relazioni sociali e sindacali nel nostro territorio.</p>
<p style="text-align: left;">Napoli, 17/5/2023</p>
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		<title>Sabato 2 Aprile Ore 16.00 Piazza Del Gesu&#8217; Contro Tutte Le Guerre!!</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 19:15:49 +0000</pubDate>
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		<title>-AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI! &#8211; (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 17:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coordinamento</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ -AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI!- (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO) Sembra quasi una provocazione che, a distanza di vent&#8217;anni, i Potenti della Terra si ritrovino ad organizzare il G20 sull&#8217;ambiente proprio in Italia, a Napoli quando nella stessa distanza temporale, nel 2001 durante il Forum del WTO lo Stato metteva in scena le prove generali di ciò, successivamente nel luglio 2001 a Genova, ( ricadeva proprio in questi giorni ) quella che fu definita una “macelleria messicana” attraverso un accanimento repressivo, di violenta mattanza feroce da parte degli “esecutori del (dis)ordine pubblico” nella scuola Diaz, nella caserma Bolzaneto e durante le manifestazioni nelle piazze del capoluogo ligure, dove, in piazza Alimonda, sotto i colpi di pistola di un carabiniere, fu ucciso Carlo Giuliani, ragazzo di vent&#8217;anni. Sorvoliamo volentieri sulla cronistoria ed avvenimenti di quei giorni (sappiamo bene cosa è successo, cosa è stato fatto ) né vogliamo cadere nella logica celebrativa del “martirio” di un giovane, così da evitare ad associarci alla subdola retorica della divisione tra “buoni e cattivi” come in questi giorni e negli anni scorsi l&#8217;informazione mediatica sta tentando di infangare le giuste ragioni e legittime rivolte di chi era presente nelle piazze e deviando le vere colpe di chi fu mandante di quella strage, perchè di strage si trattò e non di singolari iniziative di qualche funzionario di polizia, né l&#8217;ingenuità di un militare in erba a causare la morte di Carlo. Il morto lo si voleva, lo si cercava, si aveva sete di sangue vivo e quel sangue non va cancellato! L&#8217; omicidio di Carlo Giuliani non deve essere memoria di un atto celebrativo ricorrente ma memoria di cosa è lo Stato attraverso i suoi apparati e sovrastrutture, quando si sente minacciato nel suo Potere, nei suoi interessi. La morte di Carlo deve farci ricordare e mai dimenticare la ferocia dello Stato, il quale è sempre pronto ad usare ogni mezzo necessario per ristabilire “ordine e disciplina” dimostrando la sua forza dominante anche attraverso l&#8217;omicidio, non risparmia prigionieri. Così come la morte di Carlo ci può riportare alla memoria dei giorni dell&#8217;uccisione di Giorgiana Masi durante una manifestazione per il diritto all&#8217;aborto, nel 1977 oppure, nello stesso anno, di Francesco Lorusso, studente di Bologna. Tanto per fare alcuni esempi ed analogie di esecutori e mandanti Così come il massacro nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto a Genova, come nella Raniero di Napoli (nel Marzo 2001 ) non può non riportarci al massacro ed alle torture commesse nei carceri italiani, durante le rivolte di marzo/aprile 2020 in piena crisi pandemica da Covid19, ai danni di detenuti e detenute. Anche lì, dove dove lo Stato ristabiliva “l&#8217; ordine” c&#8217;è sangue sui muri. Non si tratta, come vogliono farci credere tramite la narrazione tossica dell&#8217;informazione, di poche mele marce che inquinano il buon nome delle forze dell&#8217;ordine, se le mele sono marce allora le radici dell&#8217;albero sono malate. A Carlo Giuliani, qualche mese dopo la sua uccisione, fu intitolata la storica sede dei disoccupati organizzati/precari bros in via Cesare Rosaroll, come “Centro sociale – Carlo Giuliani “ ed in quell&#8217;occasione vide la presenza del padre di Carlo ( Giuliano Giuliani ), il quale portò il suo saluto ma soprattutto ne narrò la commozione (condivisa da tutti noi ) di ciò che avvenne a Carlo, attraverso la presentazione di un libro e flimati. Per quanto ci riguarda, la morte di Carlo, il massacro della Diaz non sia di celebrazione e di retorica commemorazione ma di rabbia, di rabbia viva come quel sangue in Piazza Alimonda, come le pareti della scuola Diaz, come i cancelli delle carceri italiane. CSO Carlo Giuliani]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> -AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI!- (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO)</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra quasi una provocazione che, a distanza di vent&#8217;anni, i Potenti della Terra si ritrovino ad organizzare il G20 sull&#8217;ambiente proprio in Italia, a Napoli quando nella stessa distanza temporale, nel 2001 durante il Forum del WTO lo Stato metteva in scena le prove generali di ciò, successivamente nel luglio 2001 a Genova, ( ricadeva proprio in questi giorni ) quella che fu definita una “macelleria messicana” attraverso un accanimento repressivo, di violenta mattanza feroce da parte degli “esecutori del (dis)ordine pubblico” nella scuola Diaz, nella caserma Bolzaneto e durante le manifestazioni nelle piazze del capoluogo ligure, dove, in piazza Alimonda, sotto i colpi di pistola di un carabiniere, fu ucciso Carlo Giuliani, ragazzo di vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorvoliamo volentieri sulla cronistoria ed avvenimenti di quei giorni (sappiamo bene cosa è successo, cosa è stato fatto ) né vogliamo cadere nella logica celebrativa del “martirio” di un giovane, così da evitare ad associarci alla subdola retorica della divisione tra “buoni e cattivi” come in questi giorni e negli anni scorsi l&#8217;informazione mediatica sta tentando di infangare le giuste ragioni e legittime rivolte di chi era presente nelle piazze e deviando le vere colpe di chi fu mandante di quella strage, perchè di strage si trattò e non di singolari iniziative di qualche funzionario di polizia, né l&#8217;ingenuità di un militare in erba a causare la morte di Carlo. Il morto lo si voleva, lo si cercava, si aveva sete di sangue vivo e quel sangue non va cancellato!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; omicidio di Carlo Giuliani non deve essere memoria di un atto celebrativo ricorrente ma memoria di cosa è lo Stato attraverso i suoi apparati e sovrastrutture, quando si sente minacciato nel suo Potere, nei suoi interessi. La morte di Carlo deve farci ricordare e mai dimenticare la ferocia dello Stato, il quale è sempre pronto ad usare ogni mezzo necessario per ristabilire “ordine e disciplina” dimostrando la sua forza dominante anche attraverso l&#8217;omicidio, non risparmia prigionieri. Così come la morte di Carlo ci può riportare alla memoria dei giorni dell&#8217;uccisione di Giorgiana Masi durante una manifestazione per il diritto all&#8217;aborto, nel 1977 oppure, nello stesso anno, di Francesco Lorusso, studente di Bologna. Tanto per fare alcuni esempi ed analogie di esecutori e mandanti</p>
<p style="text-align: justify;">Così come il massacro nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto a Genova, come nella Raniero di Napoli (nel Marzo 2001 ) non può non riportarci al massacro ed alle torture commesse nei carceri italiani, durante le rivolte di marzo/aprile 2020 in piena crisi pandemica da Covid19, ai danni di detenuti e detenute. Anche lì, dove dove lo Stato ristabiliva “l&#8217; ordine” c&#8217;è sangue sui muri. Non si tratta, come vogliono farci credere tramite la narrazione tossica dell&#8217;informazione, di poche mele marce che inquinano il buon nome delle forze dell&#8217;ordine, se le mele sono marce allora le radici dell&#8217;albero sono malate.</p>
<p style="text-align: justify;">A Carlo Giuliani, qualche mese dopo la sua uccisione, fu intitolata la storica sede dei disoccupati organizzati/precari bros in via Cesare Rosaroll, come “Centro sociale – Carlo Giuliani “ ed in quell&#8217;occasione vide la presenza del padre di Carlo ( Giuliano Giuliani ), il quale portò il suo saluto ma soprattutto ne narrò la commozione (condivisa da tutti noi ) di ciò che avvenne a Carlo, attraverso la presentazione di un libro e flimati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci riguarda, la morte di Carlo, il massacro della Diaz non sia di celebrazione e di retorica commemorazione ma di rabbia, di rabbia viva come quel sangue in Piazza Alimonda, come le pareti della scuola Diaz, come i cancelli delle carceri italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">CSO Carlo Giuliani</p>
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		<title>Una Breve Riflessione di fine Anno!!</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 20:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coordinamento</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve riflessione di fine anno, tocca farla, come lavoratori e lavoratici della manutenzione stradale aderenti all’ USB LAVORO PRIVATO, una riflessione dovuta anche ad un anno particolarmente dinamico, con al centro la questione COVID19, che ha segnato il nostro livello di maturazione ed affermazione. Maturazione a livello sindacale, dove ha rafforzato e trasformato le nostre coscienze, le nostre idee su un piano conflittuale e dialettico, con una controparte a noi, fino a qualche mese prima, “sconosciuta” ovvero la classe padronale e di organizzazione del sistema produttivo. Una maturazione sul piano conflittuale anche dal punto di vista rivendicativo, che oltre alla questione “salario/lavoro” veniva messa al centro, la questione “salute e difesa” delle lavoratrici e lavoratori impiegati nelle aziende interessate, dalle attività di Manutenzione e Servizi sul tutto il territorio campano. La difesa e la garanzia di adottare misure precauzionali della salute è stato il dibattito ed il tema, il quale ci ha resi maggiormente protagonisti, proprio con il presentarsi di questo avvenimento drammatico dell’epidemia virale, la quale, nei primi mesi dell’anno già causava decessi di molti lavoratori nelle fabbriche su scala nazionale. Questa epidemia ci ha resi maggiormente protagonisti perché le nostre RSA, all’interno delle aziende nelle quali siamo impiegati, furono promotrici di uno sciopero nazionale (27 marzo) per chiedere maggiori garanzie e tutele per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Maturazione anche per molte donne e molti uomini, le quali/i quali dopo anni ed anni attraversati in esistenze precarie, con l’arte dell’arrangiarsi di lavori neri, sottopagati e senza nessuno scudo sociale e prive di ogni garanzie e tutele, dopo che, gli stessi sono stati protagonisti di una lunga battaglia, prima come disoccupati organizzati e poi, come Precari BROS, mettevano “piede” ed entravano in contatto con il reale mondo del lavoro, entravano in contatto con il “ Sistema Fabbrica”, un sistema disciplinato dal concetto di produzione e regole di una gerarchia dirigenziale padronale. Lo stesso “sistema” maturava ed affermava la presa di coscienza della propria condizione, di ogni lavoratore, la condizione di “soggetto salariato”, ma anche sul piano rivendicativo, dove si passava dalla “richiesta di lavoro” a “difesa del lavoro” e migliori condizioni contrattuali ed occupazionali. Proprio su questi due ultimi punti, oggi si concentra la nostra battaglia ed il nostro futuro come lavoratrici e lavoratori ma anche come organizzazione sindacale, ovvero fin da subito garantire la continuità (come da intesa firmata da Regione Campania/Città Metropolitana/Aziende) degli ulteriori 18 mesi contrattuali, miglioramento delle condizioni di categoria lavorativa e migliori condizioni salariali e riconoscimenti dei ticket ed altri incentivi. Soprattutto il livello conflittuale e rivendicativo, come organizzazione sindacale, è la creazione del Polo Ambientale da parte della Regione Campania ed il riconoscimento ed ingresso delle nostre attività, all’interno del Polo stesso. Ciò permetterebbe di acquisire le stesse migliori condizioni contrattuali e salariali da noi rivendicate. Ovviamente, sembra scontato ma anche giusto ribadirlo, che questo è un punto di partenza, sta a noi, alla nostra capacità ed alla nostra coscienza di lavoratrici e lavoratori difendere ciò che abbiamo conquistato ed affermare, sempre più maggiori condizioni a migliorare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie. Non dimenticheremo mai, ne porteremo sempre memoria viva, di chi, purtroppo ci ha lasciati prematuramente in questo anno maledetto, i nostri compagni ed i nostri colleghi scomparsi ed un particolare ricordo va a Di Leo Gennaro Morto di Covid 19 e Francesco La Feltra, compagno e collega ma anche storico attivista degli ex Precari Bros. Vi saremo sempre riconoscenti per aver il vostro contributo alla finalizzazione, dopo anni di lotte, alla vertenza occupazionale.    ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una breve riflessione di fine anno, tocca farla, come lavoratori e lavoratici della manutenzione stradale aderenti all’ USB LAVORO PRIVATO, una riflessione dovuta anche ad un anno particolarmente dinamico, con al centro la questione COVID19, che ha segnato il nostro livello di maturazione ed affermazione. Maturazione a livello sindacale, dove ha rafforzato e trasformato le nostre coscienze, le nostre idee su un piano conflittuale e dialettico, con una controparte a noi, fino a qualche mese prima, “sconosciuta” ovvero la classe padronale e di organizzazione del sistema produttivo. Una maturazione sul piano conflittuale anche dal punto di vista rivendicativo, che oltre alla questione “salario/lavoro” veniva messa al centro, la questione “salute e difesa” delle lavoratrici e lavoratori impiegati nelle aziende interessate, dalle attività di Manutenzione e Servizi sul tutto il territorio campano. La difesa e la garanzia di adottare misure precauzionali della salute è stato il dibattito ed il tema, il quale ci ha resi maggiormente protagonisti, proprio con il presentarsi di questo avvenimento drammatico dell’epidemia virale, la quale, nei primi mesi dell’anno già causava decessi di molti lavoratori nelle fabbriche su scala nazionale. Questa epidemia ci ha resi maggiormente protagonisti perché le nostre RSA, all’interno delle aziende nelle quali siamo impiegati, furono promotrici di uno sciopero nazionale (27 marzo) per chiedere maggiori garanzie e tutele per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">Maturazione anche per molte donne e molti uomini, le quali/i quali dopo anni ed anni attraversati in esistenze precarie, con l’arte dell’arrangiarsi di lavori neri, sottopagati e senza nessuno scudo sociale e prive di ogni garanzie e tutele, dopo che, gli stessi sono stati protagonisti di una lunga battaglia, prima come disoccupati organizzati e poi, come Precari BROS, mettevano “piede” ed entravano in contatto con il reale mondo del lavoro, entravano in contatto con il “ Sistema Fabbrica”, un sistema disciplinato dal concetto di produzione e regole di una gerarchia dirigenziale padronale. Lo stesso “sistema” maturava ed affermava la presa di coscienza della propria condizione, di ogni lavoratore, la condizione di “soggetto salariato”, ma anche sul piano rivendicativo, dove si passava dalla “richiesta di lavoro” a “difesa del lavoro” e migliori condizioni contrattuali ed occupazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio su questi due ultimi punti, oggi si concentra la nostra battaglia ed il nostro futuro come lavoratrici e lavoratori ma anche come organizzazione sindacale, ovvero fin da subito garantire la continuità (come da intesa firmata da Regione Campania/Città Metropolitana/Aziende) degli ulteriori 18 mesi contrattuali, miglioramento delle condizioni di categoria lavorativa e migliori condizioni salariali e riconoscimenti dei ticket ed altri incentivi. Soprattutto il livello conflittuale e rivendicativo, come organizzazione sindacale, è la creazione del Polo Ambientale da parte della Regione Campania ed il riconoscimento ed ingresso delle nostre attività, all’interno del Polo stesso. Ciò permetterebbe di acquisire le stesse migliori condizioni contrattuali e salariali da noi rivendicate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, sembra scontato ma anche giusto ribadirlo, che questo è un punto di partenza, sta a noi, alla nostra capacità ed alla nostra coscienza di lavoratrici e lavoratori difendere ciò che abbiamo conquistato ed affermare, sempre più maggiori condizioni a migliorare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimenticheremo mai, ne porteremo sempre memoria viva, di chi, purtroppo ci ha lasciati prematuramente in questo anno maledetto, i nostri compagni ed i nostri colleghi scomparsi ed un particolare ricordo va a Di Leo Gennaro Morto di Covid 19 e Francesco La Feltra, compagno e collega ma anche storico attivista degli ex Precari Bros. Vi saremo sempre riconoscenti per aver il vostro contributo alla finalizzazione, dopo anni di lotte, alla vertenza occupazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>Ad elezioni passate, trascorse, tra vincitori e vinti!!</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 19:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coordinamento</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad elezioni passate, trascorse, tra vincitori e vinti, non ci sentiamo in obbligo di trarre un’analisi sociologica o politica sugli esiti e le geografie delle governance territoriali. Certo, possiamo affermare la vittoria di gran lunga di De Luca in Campania, di Zaia nel Veneto… la gestione “quarantena” del Covid ha fatto la sua parte Molte vertenze lavorative e di natura economicista restano in piedi, nodi sospesi come cambiali post datate, sia su territorio nazionale che su territorio regionale. In Campania, ad esempio, il giorno dopo della sua incoronazione, il neo confermato governatore De Luca ha  messo al centro della sua agenda politica per il prossimo quinquennio: far fronte all&#8217;emergenza lavoro, alla cassa integrazione da erogare attraverso i fondi disponibili in cassa, nelle prospettive di una catastrofe sociale ed economica dopo una lunga fase di  pandemia virale Mentre nel frattempo, si agita un malcontento generale, di massa e diffuso sul territorio nazionale e regionale, in un totale oblio, come fase di transizione, vale più la pena attendere che farsi prendere dalla maniacale fretta la dimostrazione di essere parte sociale più conflittuale, più avanzata, che pretende risposte immediate da un’amministrazione, come quella della Regione Campania, è in fase transitoria, di accompagnamento dalle promesse e gli impegni che furono, a quelli che dovranno essere mantenuti. Insomma, Come  lavoratori e lavoratrici dei “Servizi e manutenzione integrata delle strade provinciali”  solidali con qualsiasi forma di lotta ed iniziativa che porti ad un miglioramento delle condizioni delle stesse lavoratrici e lavoratori, ma, a parer nostro sembrerebbe prematuro richiamarsi ad una manifestazione sulla vertenza specifica per il rinnovo degli ulteriori 18 mesi, previsti dal protocollo d’intesa ( sul quale già esiste un capitolo di spesa ) e discutere sulle prospettive di un consolidamento occupazionale attraverso l’assunzione ed il riconoscimento del discusso “Polo ambientale “ Ben sappiamo e conosciamo i tempi della burocrazia politica e la formazione delle nuova giunta regionale dell’amministrazione campana, i quali, nelle sue formalità legislative, la vecchia giunta non ha più poteri decisionali e legislativi, ci giunge voce che, gli unici confermati nei loro pieni poteri, siano i vigilanti all&#8217;ingresso e gli operatori della sala bar e ristorazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ad elezioni passate, trascorse, tra vincitori e vinti, non ci sentiamo in obbligo di trarre un’analisi sociologica o politica sugli esiti e le geografie delle governance territoriali.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, possiamo affermare la vittoria di gran lunga di De Luca in Campania, di Zaia nel Veneto… la gestione “quarantena” del Covid ha fatto la sua parte</p>
<p style="text-align: justify;">Molte vertenze lavorative e di natura economicista restano in piedi, nodi sospesi come cambiali post datate, sia su territorio nazionale che su territorio regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In Campania, ad esempio, il giorno dopo della sua incoronazione, il neo confermato governatore De Luca ha  messo al centro della sua agenda politica per il prossimo quinquennio: far fronte all&#8217;emergenza lavoro, alla cassa integrazione da erogare attraverso i fondi disponibili in cassa, nelle prospettive di una catastrofe sociale ed economica dopo una lunga fase di  pandemia virale</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre nel frattempo, si agita un malcontento generale, di massa e diffuso sul territorio nazionale e regionale, in un totale oblio, come fase di transizione, vale più la pena attendere che farsi prendere dalla maniacale fretta la dimostrazione di essere parte sociale più conflittuale, più avanzata, che pretende risposte immediate da un’amministrazione, come quella della Regione Campania, è in fase transitoria, di accompagnamento dalle promesse e gli impegni che furono, a quelli che dovranno essere mantenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, Come  lavoratori e lavoratrici dei “Servizi e manutenzione integrata delle strade provinciali”  solidali con qualsiasi forma di lotta ed iniziativa che porti ad un miglioramento delle condizioni delle stesse lavoratrici e lavoratori, ma, a parer nostro sembrerebbe prematuro richiamarsi ad una manifestazione sulla vertenza specifica per il rinnovo degli ulteriori 18 mesi, previsti dal protocollo d’intesa ( sul quale già esiste un capitolo di spesa ) e discutere sulle prospettive di un consolidamento occupazionale attraverso l’assunzione ed il riconoscimento del discusso “Polo ambientale “</p>
<p style="text-align: justify;">Ben sappiamo e conosciamo i tempi della burocrazia politica e la formazione delle nuova giunta regionale dell’amministrazione campana, i quali, nelle sue formalità legislative, la vecchia giunta non ha più poteri decisionali e legislativi, ci giunge voce che, gli unici confermati nei loro pieni poteri, siano i vigilanti all&#8217;ingresso e gli operatori della sala bar e ristorazione</p>
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		<title>Ciao Francesco,Compagno Leale che la terra Ti Sia lieve!!</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 14:41:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA GENTILEZZA, NON E’ DI QUESTO MONDO-              (A Francesco La Feltra) Con stupore e dolore, abbiamo appreso la notizia della scomparsa, del nostro collega, compagno Francesco La Feltra, dipendente della Multiservice S.C.A.R.L di San Tammaro ( CE) E’ venuto a mancare una persona ed un collega garbato, gentile, dai toni sempre pacati, la battuta pronta per creare quei momenti di allegria negli ambienti grigi e stanchi di un cantiere, di uno spogliatoio, di una sala mensa. Francesco prima di essere un collega, un amico, era e sarà sempre uno storico attivista del Coordinamento di Lotta per il Lavoro, dei Movimenti di lotta organizzati della ex platea BROS, al quale, grazie anche al suo contributo molti/e lavoratori e lavoratrici, allo stato attuale hanno dato un minimo di dignità alla loro vita. Senza voler sconfinare nel luogo comune, nella retorica delle frasi fatte, a Francesco ed a tanti/e altri/e dobbiamo la riconoscenza ed il dovere di migliorare le nostre condizioni lavorative, economiche, sociali.]]></description>
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<div dir="auto">LA GENTILEZZA, NON E’ DI QUESTO MONDO-              <a href="http://www.disoccupatiorganizzati.org/final/wp-content/uploads/2020/09/IMG_6393.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5740" alt="img_6393" src="http://www.disoccupatiorganizzati.org/final/wp-content/uploads/2020/09/IMG_6393.jpg" width="606" height="724" /></a>(A Francesco La Feltra)</div>
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<div dir="auto" style="text-align: justify;">Con stupore e dolore, abbiamo appreso la notizia della scomparsa, del nostro collega, compagno Francesco La Feltra, dipendente della Multiservice S.C.A.R.L di San Tammaro ( CE)</div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">E’ venuto a mancare una persona ed un collega garbato, gentile, dai toni sempre pacati, la battuta pronta per creare quei momenti di allegria negli ambienti grigi e stanchi di un cantiere, di uno spogliatoio, di una sala mensa. Francesco prima di essere un collega, un amico, era e sarà sempre uno storico attivista del Coordinamento di Lotta per il Lavoro, dei Movimenti di lotta organizzati della ex platea BROS, al quale, grazie anche al suo contributo molti/e lavoratori e lavoratrici, allo stato attuale hanno dato un minimo di dignità alla loro vita. Senza voler sconfinare nel luogo comune, nella retorica delle frasi fatte, a Francesco ed a tanti/e altri/e dobbiamo la riconoscenza ed il dovere di migliorare le nostre condizioni lavorative, economiche, sociali.</div>
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		<title>A Consiglia Terracciano. Ai tre anni dalla sua scomparsa.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 19:21:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tre anni fa una morte crudele portava via la vita della compagna Consiglia Terraciano. Chi come noi ha avuto la possibilità di conoscere ed intrecciare la propria vita e i percorsi di lotta realizzati con l&#8217;impegno militante di Consiglia ha misurato la serietà, il coraggio e la determinazione di questa compagna. Consiglia era una donna proletaria di Acerra. Fin dalla sua gioventù ha dovuto lottare per affermare il diritto ad una vita degna. Le lotte per la casa, l&#8217;opposizione alla chiusura delle fabbriche, le mobilitazioni a difesa dell&#8217;ambiente e &#8211; soprattutto &#8211; le vertenze per il lavoro hanno registrato la sua attiva presenza. Chi come noi è stato impegnato nei cicli di lotta dei disoccupati organizzati ha avuto modo di apprezzare Consiglia. Oggi che migliaia di disoccupati organizzati hanno conquistato un posto di lavoro vogliamo ricordare Consiglia Terraciano come un esempio da seguire specie in un periodo storico come quello che stiamo vivendo in cui le condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari sono sempre più difficili e, sempre più, occorre più lotta, più organizzazione popolare e più conflitto. Non vorremmo cadere nella retorica della commemorazione o nel ricordo del caro estinto. Tu sei sempre viva nel nostro quotidiano vivere, nella lotta, nelle conquiste e nelle gioie condivise. &#8211; A Consiglia Terracciano. Ai tre anni dalla sua scomparsa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;">Tre anni fa una morte crudele portava via la vita della compagna Consiglia Terraciano.</div>
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<div dir="auto">Chi come noi ha avuto la possibilità di conoscere ed intrecciare la propria vita e i percorsi di lotta realizzati con l&#8217;impegno militante di Consiglia ha misurato la serietà, il coraggio e la determinazione di questa compagna.</div>
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<div dir="auto">Consiglia era una donna proletaria di Acerra. Fin dalla sua gioventù ha dovuto lottare per affermare il diritto ad una vita degna.</div>
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<div dir="auto">Le lotte per la casa, l&#8217;opposizione alla chiusura delle fabbriche, le mobilitazioni a difesa dell&#8217;ambiente e &#8211; soprattutto &#8211; le vertenze per il lavoro hanno registrato la sua attiva presenza.</div>
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<div dir="auto">Chi come noi è stato impegnato nei cicli di lotta dei disoccupati organizzati ha avuto modo di apprezzare Consiglia.</div>
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<div dir="auto" style="text-align: justify;">Oggi che migliaia di disoccupati organizzati hanno conquistato un posto di lavoro vogliamo ricordare Consiglia Terraciano come un esempio da seguire specie in un periodo storico come quello che stiamo vivendo in cui le condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari sono sempre più difficili e, sempre più, occorre più lotta, più organizzazione popolare e più conflitto.</div>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Non vorremmo cadere nella retorica della commemorazione o nel ricordo del caro estinto. Tu sei sempre viva nel nostro quotidiano vivere, nella lotta, nelle conquiste e nelle gioie condivise. &#8211; A Consiglia Terracciano. Ai tre anni dalla sua scomparsa.</div>
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		<title>Report incontro Provincia di Benevento e Lavoratori ESAF USB</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 18:35:22 +0000</pubDate>
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		<title>Sulla Questione Ticket e Trasferte!!</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 18:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coordinamento</dc:creator>
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