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	<title>coordinamento lotta per il lavoro &#187; 2021</title>
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		<title>-AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI! &#8211; (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 17:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coordinamento</dc:creator>
				<category><![CDATA[2021]]></category>
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		<description><![CDATA[ -AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI!- (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO) Sembra quasi una provocazione che, a distanza di vent&#8217;anni, i Potenti della Terra si ritrovino ad organizzare il G20 sull&#8217;ambiente proprio in Italia, a Napoli quando nella stessa distanza temporale, nel 2001 durante il Forum del WTO lo Stato metteva in scena le prove generali di ciò, successivamente nel luglio 2001 a Genova, ( ricadeva proprio in questi giorni ) quella che fu definita una “macelleria messicana” attraverso un accanimento repressivo, di violenta mattanza feroce da parte degli “esecutori del (dis)ordine pubblico” nella scuola Diaz, nella caserma Bolzaneto e durante le manifestazioni nelle piazze del capoluogo ligure, dove, in piazza Alimonda, sotto i colpi di pistola di un carabiniere, fu ucciso Carlo Giuliani, ragazzo di vent&#8217;anni. Sorvoliamo volentieri sulla cronistoria ed avvenimenti di quei giorni (sappiamo bene cosa è successo, cosa è stato fatto ) né vogliamo cadere nella logica celebrativa del “martirio” di un giovane, così da evitare ad associarci alla subdola retorica della divisione tra “buoni e cattivi” come in questi giorni e negli anni scorsi l&#8217;informazione mediatica sta tentando di infangare le giuste ragioni e legittime rivolte di chi era presente nelle piazze e deviando le vere colpe di chi fu mandante di quella strage, perchè di strage si trattò e non di singolari iniziative di qualche funzionario di polizia, né l&#8217;ingenuità di un militare in erba a causare la morte di Carlo. Il morto lo si voleva, lo si cercava, si aveva sete di sangue vivo e quel sangue non va cancellato! L&#8217; omicidio di Carlo Giuliani non deve essere memoria di un atto celebrativo ricorrente ma memoria di cosa è lo Stato attraverso i suoi apparati e sovrastrutture, quando si sente minacciato nel suo Potere, nei suoi interessi. La morte di Carlo deve farci ricordare e mai dimenticare la ferocia dello Stato, il quale è sempre pronto ad usare ogni mezzo necessario per ristabilire “ordine e disciplina” dimostrando la sua forza dominante anche attraverso l&#8217;omicidio, non risparmia prigionieri. Così come la morte di Carlo ci può riportare alla memoria dei giorni dell&#8217;uccisione di Giorgiana Masi durante una manifestazione per il diritto all&#8217;aborto, nel 1977 oppure, nello stesso anno, di Francesco Lorusso, studente di Bologna. Tanto per fare alcuni esempi ed analogie di esecutori e mandanti Così come il massacro nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto a Genova, come nella Raniero di Napoli (nel Marzo 2001 ) non può non riportarci al massacro ed alle torture commesse nei carceri italiani, durante le rivolte di marzo/aprile 2020 in piena crisi pandemica da Covid19, ai danni di detenuti e detenute. Anche lì, dove dove lo Stato ristabiliva “l&#8217; ordine” c&#8217;è sangue sui muri. Non si tratta, come vogliono farci credere tramite la narrazione tossica dell&#8217;informazione, di poche mele marce che inquinano il buon nome delle forze dell&#8217;ordine, se le mele sono marce allora le radici dell&#8217;albero sono malate. A Carlo Giuliani, qualche mese dopo la sua uccisione, fu intitolata la storica sede dei disoccupati organizzati/precari bros in via Cesare Rosaroll, come “Centro sociale – Carlo Giuliani “ ed in quell&#8217;occasione vide la presenza del padre di Carlo ( Giuliano Giuliani ), il quale portò il suo saluto ma soprattutto ne narrò la commozione (condivisa da tutti noi ) di ciò che avvenne a Carlo, attraverso la presentazione di un libro e flimati. Per quanto ci riguarda, la morte di Carlo, il massacro della Diaz non sia di celebrazione e di retorica commemorazione ma di rabbia, di rabbia viva come quel sangue in Piazza Alimonda, come le pareti della scuola Diaz, come i cancelli delle carceri italiane. CSO Carlo Giuliani]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> -AFFINCHE&#8217; QUEL SANGUE NON SI CANCELLI!- (GENOVA 2001: VENT&#8217;ANNI DOPO)</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra quasi una provocazione che, a distanza di vent&#8217;anni, i Potenti della Terra si ritrovino ad organizzare il G20 sull&#8217;ambiente proprio in Italia, a Napoli quando nella stessa distanza temporale, nel 2001 durante il Forum del WTO lo Stato metteva in scena le prove generali di ciò, successivamente nel luglio 2001 a Genova, ( ricadeva proprio in questi giorni ) quella che fu definita una “macelleria messicana” attraverso un accanimento repressivo, di violenta mattanza feroce da parte degli “esecutori del (dis)ordine pubblico” nella scuola Diaz, nella caserma Bolzaneto e durante le manifestazioni nelle piazze del capoluogo ligure, dove, in piazza Alimonda, sotto i colpi di pistola di un carabiniere, fu ucciso Carlo Giuliani, ragazzo di vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorvoliamo volentieri sulla cronistoria ed avvenimenti di quei giorni (sappiamo bene cosa è successo, cosa è stato fatto ) né vogliamo cadere nella logica celebrativa del “martirio” di un giovane, così da evitare ad associarci alla subdola retorica della divisione tra “buoni e cattivi” come in questi giorni e negli anni scorsi l&#8217;informazione mediatica sta tentando di infangare le giuste ragioni e legittime rivolte di chi era presente nelle piazze e deviando le vere colpe di chi fu mandante di quella strage, perchè di strage si trattò e non di singolari iniziative di qualche funzionario di polizia, né l&#8217;ingenuità di un militare in erba a causare la morte di Carlo. Il morto lo si voleva, lo si cercava, si aveva sete di sangue vivo e quel sangue non va cancellato!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; omicidio di Carlo Giuliani non deve essere memoria di un atto celebrativo ricorrente ma memoria di cosa è lo Stato attraverso i suoi apparati e sovrastrutture, quando si sente minacciato nel suo Potere, nei suoi interessi. La morte di Carlo deve farci ricordare e mai dimenticare la ferocia dello Stato, il quale è sempre pronto ad usare ogni mezzo necessario per ristabilire “ordine e disciplina” dimostrando la sua forza dominante anche attraverso l&#8217;omicidio, non risparmia prigionieri. Così come la morte di Carlo ci può riportare alla memoria dei giorni dell&#8217;uccisione di Giorgiana Masi durante una manifestazione per il diritto all&#8217;aborto, nel 1977 oppure, nello stesso anno, di Francesco Lorusso, studente di Bologna. Tanto per fare alcuni esempi ed analogie di esecutori e mandanti</p>
<p style="text-align: justify;">Così come il massacro nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto a Genova, come nella Raniero di Napoli (nel Marzo 2001 ) non può non riportarci al massacro ed alle torture commesse nei carceri italiani, durante le rivolte di marzo/aprile 2020 in piena crisi pandemica da Covid19, ai danni di detenuti e detenute. Anche lì, dove dove lo Stato ristabiliva “l&#8217; ordine” c&#8217;è sangue sui muri. Non si tratta, come vogliono farci credere tramite la narrazione tossica dell&#8217;informazione, di poche mele marce che inquinano il buon nome delle forze dell&#8217;ordine, se le mele sono marce allora le radici dell&#8217;albero sono malate.</p>
<p style="text-align: justify;">A Carlo Giuliani, qualche mese dopo la sua uccisione, fu intitolata la storica sede dei disoccupati organizzati/precari bros in via Cesare Rosaroll, come “Centro sociale – Carlo Giuliani “ ed in quell&#8217;occasione vide la presenza del padre di Carlo ( Giuliano Giuliani ), il quale portò il suo saluto ma soprattutto ne narrò la commozione (condivisa da tutti noi ) di ciò che avvenne a Carlo, attraverso la presentazione di un libro e flimati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci riguarda, la morte di Carlo, il massacro della Diaz non sia di celebrazione e di retorica commemorazione ma di rabbia, di rabbia viva come quel sangue in Piazza Alimonda, come le pareti della scuola Diaz, come i cancelli delle carceri italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">CSO Carlo Giuliani</p>
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